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lunedì 14 gennaio 2008

Enivrez-vous

(Barcelona, dicembre 2007)

Rituffatomi, ormai, nella quotidianità della mia piccola città, la domenica odierna – una giornata uggiosa di battistiana memoria – è stata il pretesto per stappare una bottiglia di vino regalatami da due cari amici prima di ripartire per l’Italia e che fino a oggi avevo gelosamente conservato. Si tratta di un particolare rosso del Priorat (comarca situata nel sud della Catalogna e famosa per la produzione di alcuni fra i rossi più prestigiosi della penisola iberica) che non vedevo l'ora di degustare, incuriosito dalla sua peculiare composizione: Garnatxa, Cabernet Sauvignon, Merlot, Mazuelo e Syrah.


Seppur tentato di esibirmi in acrobatici voli pindarici per rimarcare la prelibatezza del vino e comunicare le meravigliose sensazioni suscitatemi dal nettare, mi limiterò alla riproduzione di un interessante componimento di Charles Baudelaire, poiché vino e poesia molto hanno in comune, sempre che l’uno sia realmente vino, e l’altra realmente poesia, ché troppe ne esistono, dell’uno e dell’altra, di scadenti imitazioni. E non farebbe male, di tanto in tanto, alzare il gomito per raggiungere dei versi, assaporarli con calma oppure con veemenza, lasciare che scaldino o brucino il corpo e consentano agli occhi di intravedere bagliori finanche inesistenti, bloccando così un altrimenti inesorabile scorrere del Tempo:


Il faut être toujours ivre. Tout est là: c'est l'unique question. Pour ne pas sentir l’horrible fardeau du Temps qui brise vos épaules et vous penche vers la terre, il faut vous enivrer sans trêve.
Mais de quoi? De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise. Mais enivrez - vous.
Et si quelquefois, sur les marches d'un palais, sur l’herbe verte d’un fossé, dans la solitude morne de votre chambre, vous vous réveillez, l’ivresse déjà diminuée ou disparue, demandez au vent, à la vague, à l’étoile, à l'oiseau, à l’horloge, à tout ce qui fuit, à tout ce qui gémit, à tout ce qui roule, à tout ce qui chante, à tout ce qui parle, demandez quelle heure il est; et le vent, la vague, l'étoile, l'oiseau, l'horloge, vous répondront: “Il est l'eure de s’enivrer! Pour n'être pas les esclaves martyrisés du Temps, enivrez-vous sans cesse ! De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise”.

(Charles Baudelaire, Enivrez-vous)

***

Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi.
E se qualche volta, sui gradini d
un palazzo, sull’erba verde dun fossato, nella mesta solitudine della vostra camera, vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: È lora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro”.

(Charles Baudelaire, Ubriacatevi)

lunedì 19 giugno 2006

Barcellona "al voto"



A plaça de Sant Jaume, dove si erge il Palau della Generalitat, si intuisce subito che non è un giorno come gli altri. Un signore sulla cinquantina mi chiede se parlo francese. “No, lo siento”, rispondo, ma nonostante dimostri di conoscere soltanto la sua lingua riesco a capire cosa mi sta chiedendo. Vorrebbe sapere come mai ci sono così tante troupe televisive. Gli spiego che oggi in Catalogna, attraverso un referendum popolare, si è votato per l’approvazione del nuovo Statuto d’autonomia. Non appena gli confesso di essere italiano, mi racconta di aver assistito al Gran Premio di motociclismo, e di aver visto da pochi metri lo spaventoso incidente che ha coinvolto Melandri e Capirossi. Ci salutiamo, mentre io rimango a osservare il frenetico viavai di poliziotti e auto blu.
Anche in Francia, probabilmente, come in Italia, la parola Catalogna appare con più frequenza sui quotidiani sportivi che sulle pagine dei quotidiani generici dedicate a cultura, politica o società.


Riassumere le intricate vicende politiche che hanno preceduto l’odierno quesito referendario, le tante modifiche apportate alla versione iniziale dello Statuto, e illustrare le posizioni dei vari partiti richiederebbe troppe pagine, troppo tempo che non voglio togliere al sonno.
Tuttavia, ritardo volentieri il mio ingresso nel mondo onirico per riportare la traduzione dell’articolo 6 del nuovo Statuto (approvato con il 73,9% dei voti), che insieme al Capitolo III (artt. 32-36) presenta una serie di importanti disposizioni in materia di regolamentazione linguistica:

Articolo 6. La lingua propria e le lingue ufficiali

1. La lingua propria della Catalogna è il catalano. Come tale, il catalano è la lingua normalmente e preferentemente usata dalle amministrazioni pubbliche e dai mezzi di comunicazione pubblici della Catalogna, ed è anche la lingua normalmente impiegata nel campo dell'insegnamento come lingua veicolare e di apprendimento.
2. Il catalano è la lingua ufficiale della Catalogna. Lo è anche il castigliano, che è la lingua ufficiale dello Stato spagnolo. Tutte le persone hanno il diritto di utilizzare le due lingue ufficiali e i cittadini della Catalogna hanno il diritto e il dovere di conoscerle. I poteri pubblici della Catalogna devono attuare le misure necessarie per facilitare l’esercizio di questi diritti e il compimento di questo dovere. In accordo con quanto stabilisce l’articolo 32, non può essere motivo di discriminazione l’uso dell’una o dell’altra lingua.
3. La Generalitat e lo Stato devono intraprendere le azioni necessarie per il riconoscimento dell’ufficialità del catalano nell’Unione Europea e la presenza e l’utilizzo del catalano negli organismi internazionali e nei trattati internazionali di contenuto culturale o linguistico.
4. La Generalitat deve promuovere la comunicazione e la cooperazione con le altre comunità e gli altri territori che condividono il proprio patrimonio linguistico con la Catalogna. A questo scopo, la Generalitat e lo Stato, a seconda di chi ne abbia la competenza, possono sottoscrivere accordi, trattati e altri meccanismi di collaborazione per la promozione e la diffusione del catalano all’estero.
5. La lingua occitana, denominata aranès nell’Aran, è la lingua propria di questo territorio ed è officiale in Catalogna, in accordo con quanto stabilisce questo Statuto e con le leggi di normalizzazione linguistica.




Article 6. La llengua pròpia i les llengües oficials

1. La llengua pròpia de Catalunya és el català. Com a tal, el català és la llengua d'ús normal i preferent de les administracions públiques i dels mitjans de comunicació públics de Catalunya, i és també la llengua normalment emprada com a vehicular i d'aprenentatge en l'ensenyament.
2. El català és la llengua oficial de Catalunya. També ho és el castellà, que és la llengua oficial de l'Estat espanyol. Totes les persones tenen el dret d'utilitzar les dues llengües oficials i els ciutadans de Catalunya tenen el dret i el deure de conèixer-les. Els poders públics de Catalunya han d'establir les mesures necessàries per a facilitar l'exercici d'aquests drets i el compliment d'aquest deure. D'acord amb el que disposa l'article 32, no hi pot haver discriminació per l'ús de qualsevol de les dues llengües.
3. La Generalitat i l'Estat han d'emprendre les accions necessàries per al reconeixement de l'oficialitat del català a la Unió Europea i la presència i la utilització del català en els organismes internacionals i en els tractats internacionals de contingut cultural o lingüístic.
4. La Generalitat ha de promoure la comunicació i la cooperació amb les altres comunitats i els altres territoris que comparteixen patrimoni lingüístic amb Catalunya. A aquests efectes, la Generalitat i l'Estat, segons que correspongui, poden subscriure convenis, tractats i altres mecanismes de col·laboració per a la promoció i la difusió exterior del català.
5. La llengua occitana, denominada aranès a l'Aran, és la llengua pròpia d'aquest territori i és oficial a Catalunya, d'acord amb el que estableixen aquest Estatut i les lleis de normalització lingüística.

domenica 9 aprile 2006

Barcellona “al Volo”


Da martedì scorso il palinsesto di Mtv si è arricchito di una interessante novità: da un grazioso appartamento sulla Rambla, la via più celebre di Barcellona, Fabio Volo conduce un singolare programma di intrattenimento intitolato “Italo - Spagnolo”. Lontano da ogni proposito politico, e coadiuvato da vari ospiti che si alterneranno nel corso delle puntate, il poliedrico conduttore cercherà di mostrare – come afferma in una intervista rilasciata a “la Repubblica” on line – che in Spagna “si può vivere in un altro modo”.

Non è mia intenzione, con questo post, di recensire il suo programma, peraltro, a mio parere, abbastanza gradevole. Piuttosto, vorrei cercare di colmare alcune lacune informative che la trasmissione ha evidenziato nel corso delle prime puntate. Ho infatti notato una pressoché totale assenza di riferimenti alla lingua catalana, alla cultura catalana e ad alcune questioni che da vari mesi infiammano la politica spagnola, come la ponderosa approvazione di un nuovo Statuto d’autonomia (qui si trova la versione attuale) che nella sua formulazione iniziale identificava la Catalogna come nazione.

Sfortunatamente, della Barcellona presentata da Fabio Volo, giustamente contraddistinta da una pregevole vivacità artistica e intellettuale, non traspare il tenace tentativo della Catalogna di conservare, in tempi di lotta alla globalizzazione, una precisa identità culturale solo marginalmente “spagnola”.

Barcellona è ormai una delle mete più ambite da turisti, studenti, lavoratori, artisti; italiani, e non solo. In molti possono vantare, per lo meno, qualche giorno di piacevole e spensierata permanenza nella città. E tutti avranno notato, passeggiando per le sue incantevoli strade, l’assoluta predominanza linguistica del catalano, ben visibile nelle iscrizioni poste su vetrine, manifesti, indicazioni stradali, biglietti della metropolitana, etc. Ma anche entrare in una libreria, accendere la tv o ascoltare alcuni dialoghi avrà riservato delle sorprese linguistiche.
Difficile, quindi, non percepire la rilevanza politica e sociale che riveste la lingua catalana, anche per coloro che non conoscendo lo spagnolo (castigliano) potrebbero inizialmente confondere le due lingue e commettere il grave errore di pensare che l’una sia un dialetto dell’altra.

Spero che agli spettatori italiani, visitatori virtuali ma non per questo meno attratti dalla magica atmosfera barcellonese, non venga offerta una visione distorta della realtà metropolitana; sarebbe un peccato per il buon lavoro che sta facendo Volo e per l’originalità della sua idea non fornire agli spettatori le giuste coordinate per cogliere l’importanza di una “catalanità” evidente non soltanto in campo linguistico, e che contribuisce a rendere Barcellona una città estremamente affascinante ma forse non così “spagnola” come spesso viene descritta e immaginata.