martedì 19 febbraio 2008

L'année dernière à Marienbad


L'année dernière à Marienbad, film diretto da Alain Resnais e sceneggiato da Alain Robbe-Grillet, fautore del "noveau roman" e scomparso ieri all'età di 85 anni, può essere efficacemente descritto con una sola parola. Ipnotico. Ma non è una definizione riduttiva, né tantomeno deve intendersi come l'unica definizione possibile. Non è riduttiva perché il film si configura fin dalla primissima scena come un'ipnosi estremamente seducente, un'esperienza estetica in grado di sottrarre lo spettatore alla contingenza della visione e di destabilizzare la sua percezione temporale quasi quanto appare destabilizzata quella della protagonista. E non è l'unica che utilizzerei perché la complessità dell'intreccio - tutt'altro che fine a se stessa - ingenera numerose possibilità interpretative, tutte egualmente possibili nella misura in cui si considerano possibili - sincere o mendaci che siano - le testimonianze dei due ipotetici amanti.

Ma in fondo il film - e ciò a mio avviso può soltanto rappresentare un indubitabile pregio - non è altro che un'ordinaria storia d'amore, nella quale, tuttavia, l'enfasi ricade perentoriamente sulle sue componenti di straordinarietà, quella parte velata della passione amorosa che caratterizza ogni storia degna di essere rappresentata, e pertanto degna di essere vissuta. Ed è proprio in considerazione della dignità della storia che l'uomo racconta, che la donna - consapevole o no del proprio passato - decide di seguirlo.

L'enigma al quale lo spettatore si trova di fronte non necessita di alcuna soluzione, perché inesorabilmente enigmatico è l'amore, e altrettanto lo è il tempo. E quando la donna se ne rende conto, avverte la sterilità di tanti tuffi nella memoria e di tante taciute ed evanescenti prefigurazioni del proprio futuro, per abbandonarsi, finalmente, all'unica intensità cosciente e tangibile, quella della fuga, quella dell'istante.

lunedì 4 febbraio 2008

...naked with the thought of finding thee

A volte la poesia può rivelarsi una costruzione estremamente fittizia. Al pari di un romanzo, o di qualsiasi altra creazione artistica, le situazioni e gli eventi rappresentati non necessariamente costituiscono un’immagine fedele della realtà, del proprio passato o delle proprie aspirazioni, ovvero dello spazio-tempo in cui siamo nostro malgrado collocati.


Affermazione banale, che tuttavia mi sembra appropriata per introdurre alcuni versi di Leonard Cohen, ben noto al pubblico per tante stupende canzoni (di cui lascio qui due straordinari esempi... due pezzi talmente stupendi che, se non mi affretto a completare questo post, rischiano di catalizzare il fluire dei miei pensieri e dirottare le dita, danzanti sulla tastiera, verso altre parole... Suzanne, ovviamente, e Dance Me to the End of Love in versione live), il quale ben ricorda l’esatta circostanza e i versi esatti – tratti dalla “Gacela del mercado matutino” di Federico García Lorca – che lo sottrassero al mondo ordinario per consegnarlo ai misteri dell’arte poetica (v. dichiarazioni del cantautore).


È chiaro, quindi, se prendiamo in considerazione i versi seguenti, che dietro un messaggio poetico – ambiguo e inenarrabile per definizione, grazie alla sua innata capacità di (ri)creare uno spazio-tempo impalpabile e simbolico –, il più delle volte si nasconde qualcosa di metaforico. Nel caso in questione, Cohen si serve di una costruzione fittizia per cercare di spiegare al lettore, ma soprattutto di giustificare a se stesso, la propria condizione presente; una condizione forse incompleta, e priva di certezze, ma ciononostante estremamente consapevole, perché libera (tutto ciò sta nel naked); un soggetto, insomma, tutto sommato fiducioso di poter trovare quel qualcosa di cui del resto, senza la poesia, avrebbe senz’altro ignorato l’esistenza:


I’d like to read
one of the poems
that drove me into poetry
I can’t remember one line
or where to look


The same thing
happened with money
girls and late evenings of talk


Where are the poems
that led me away
from everything I loved


to stand here
naked with the thought of finding thee