lunedì 17 marzo 2008

Sensi non ho; né senso. Non ho limite.

(Aran Islands... se non ricordo male!)


Potessi almeno costringere
in questo mio ritmo stento
qualche poco del tuo vaneggiamento;
dato mi fosse accordare
alle tue voci il mio balbo parlare: –
io che sognava rapirti
le salmastre parole
in cui natura ed arte si confondono,
per gridar meglio la mia malinconia
di fanciullo invecchiato che non doveva pensare.
Ed invece non ho che le lettere fruste
dei dizionari, e l’oscura
voce che amore detta s’affioca,
si fa lamentosa letteratura.
Non ho che queste parole
che come donne pubblicate
s’offrono a chi le richiede;
non ho che queste frasi stancate
che potranno rubarmi anche domani
gli studenti canaglie in versi veri.
Ed il tuo rombo cresce, e si dilata
azzurra l’ombra nuova.
M’abbandonano a prova i miei pensieri.
Sensi non ho; né senso. Non ho limite.


(Eugenio Montale, da Ossi di seppia)


Scrivere simili versi presuppone una coscienza (e una conoscenza) estremamente chiara del gesto poetico, ma presuppone anche una profonda coscienza (idem) del proprio stato, della propria condizione vitale ed emozionale, nonostante l’azione particolarmente ottenebrante del disincanto.

Costringere un vaneggiamento in un ritmo, convogliarlo in versi, rappresenta effettivamente un’operazione complicata, sia esso il vaneggiamento di un’inquieta distesa d’acqua marina, sia esso, perché no, il vaneggiamento di una intrigante figura femminile. In parecchi casi le parole non liberano, non risolvono, e mai sostituiscono, sebbene, grazie alla poesia, consentano a volte di rappresentare l’indescrivibile e di raccontare l’inenarrabile, e possano rappresentare l’evoluzione – in forma di letteratura – di un amore indebolito, o di un canto inascoltato.

In ogni caso, rifacendomi agli ultimi versi della lirica, di tanto in tanto mi risulta inevitabile pensare (così, giusto per intravedere uno spiraglio, una fessura, uno squarcio nell’ordinarietà), che la poesia, nel bene o nel male, che si scriva o che si viva soltanto, non contempli la parola limite.

4 commento/i:

Maria ha detto...

Uauuuu...

non avevo ancora letto questo post così "detingudament" com'era necessario...

és corprenedora la sensació d'immensitat (i el vertígen, també!) que et confereix el terme: no-límits

i les infinites possibilitats i diversitats de crear!

...sensi non ho; né senso. Non ho limite.

impressionant, e basta.

Maria ha detto...

neanche io ultimamente non ho sensi né senso o forse troppi sensi ma nessun limite e vorrei creare continuamente vorrei fare vorrei inventar vorrei provare vorrei sbagliare vorrei riprovare vorrei trovare

e infatti qualcosa faccio
e invento
e provo
e sbaglio
ma riprovo
e conosco
e trovo...

sorprese

últimament m'envolta una aura de percepció i emissió de creativitat en totes les seves formes més subtils i complexes


veure la bellesa, en definitiva


un abbraccio Ste!

m*

eSteve ha detto...

Beh... che dire, sorprendente... hai colto in pieno il senso del mio articolo.

Sí, exactament... veure la bellesa... "Sometimes there’s so much beauty in the world I feel like I can’t take it... and my heart is going to cave in" (http://www.youtube.com/watch?v=UDXjnW3nIWg)

E oltre a vederla - già di per sé quasi insostenibile, quando te ne accorgi, tanto appare travolgente - volerla racchiudere in un gesto, un pensiero, un immagine, un verso, un istante, rendere l'immenso un infinito temporale, insomma... abbattere/superare i limiti....

E la scelta della foto ovviamente non è casuale. A parte l'oceano (doveroso, c'è di mezzo il mare..), in quei posti, l'ovest dell'Irlanda, come in nessun altro luogo per me è stato facile aggirare i sensi e avvertire, nitidamente, e quasi materialmente, un'assoluta assenza di limiti..... l'esatta rappresentazione delle mie aspirazioni/necessità comunicative.

Un abbraccio!!

Maria ha detto...

l'Irlanda...

anche per me è stato un posto dove ho vissuto una sensazione di immensità e di benestar amb mi mateixa

una sensació que quan la sents t'ompl tant que et vessa pels quatre costats i potser fins i tot t'arriba a fer caure qualque llàgrima...

un moment preciós i difícilment descriptible a la perfecció

tanmateix, el que compta, és viure-la


una abraçada com la mar!

:-)

m a r ia*