martedì 19 febbraio 2008

L'année dernière à Marienbad


L'année dernière à Marienbad, film diretto da Alain Resnais e sceneggiato da Alain Robbe-Grillet, fautore del "noveau roman" e scomparso ieri all'età di 85 anni, può essere efficacemente descritto con una sola parola. Ipnotico. Ma non è una definizione riduttiva, né tantomeno deve intendersi come l'unica definizione possibile. Non è riduttiva perché il film si configura fin dalla primissima scena come un'ipnosi estremamente seducente, un'esperienza estetica in grado di sottrarre lo spettatore alla contingenza della visione e di destabilizzare la sua percezione temporale quasi quanto appare destabilizzata quella della protagonista. E non è l'unica che utilizzerei perché la complessità dell'intreccio - tutt'altro che fine a se stessa - ingenera numerose possibilità interpretative, tutte egualmente possibili nella misura in cui si considerano possibili - sincere o mendaci che siano - le testimonianze dei due ipotetici amanti.

Ma in fondo il film - e ciò a mio avviso può soltanto rappresentare un indubitabile pregio - non è altro che un'ordinaria storia d'amore, nella quale, tuttavia, l'enfasi ricade perentoriamente sulle sue componenti di straordinarietà, quella parte velata della passione amorosa che caratterizza ogni storia degna di essere rappresentata, e pertanto degna di essere vissuta. Ed è proprio in considerazione della dignità della storia che l'uomo racconta, che la donna - consapevole o no del proprio passato - decide di seguirlo.

L'enigma al quale lo spettatore si trova di fronte non necessita di alcuna soluzione, perché inesorabilmente enigmatico è l'amore, e altrettanto lo è il tempo. E quando la donna se ne rende conto, avverte la sterilità di tanti tuffi nella memoria e di tante taciute ed evanescenti prefigurazioni del proprio futuro, per abbandonarsi, finalmente, all'unica intensità cosciente e tangibile, quella della fuga, quella dell'istante.

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