lunedì 19 novembre 2007

L'arte del conversare...

...e del comunicare. Probabilmente, una delle conversazioni più piacevoli e brillanti che mi sia capitato di ascoltare...



Ovviamente i miei gatti non sono da meno! ;-)

21-11-07 Aggiornamento: è disponibile anche una (possibile) traduzione in linguaggio umano della conversazione!

mercoledì 14 novembre 2007

Passato

Nella Rima IV, Gustavo Adolfo Bécquer traccia una linea di demarcazione tra poesia e scrittura poetica, identificando la seconda come una mera manifestazione fisica della prima: “No digáis que, agotado su tesoro, / de asuntos falta, enmudeció la lira; / podrá no haber poetas; pero siempre / habrá poesía” (vv. 1-4).


Sì, probabilmente aveva ragione: il futuro potrà fare a meno di poeti, ovvero di individui in grado di generare poesia attraverso la propria scrittura, ma in ogni caso, “mientras – per esempio – sentirse puedan en un beso / dos almas confundidas” (vv. 33-34), l’essenza poetica non verrà meno.


Nel frattempo, però, la quotidianità letteraria a cui spero di non dovermi mai disabituare mi consente di imbattermi in un ampio numero di poeti. Alcuni di essi irrompono con una forza dirompente, tanto che maledico (o benedico, chissà...) la mancanza di tempo (e di occasioni) che non mi permette di leggere e di assaporare tutti i versi che mi capitano sotto gli occhi. E, parallelamente, lo stesso rammarico mi affligge pensando a tutti quei versi non scritti che volteggiano ripetutamente davanti ai miei occhi.

Non ho intenzione di trasformare questo blog in un diario personale. Forse perché tutto sommato lo è già, o forse perché non credo che la qualità degli articoli ne gioverebbe. Mi basterà dire che il tempo costituisce ultimamente uno dei temi fondamentali delle mie riflessioni critiche; anche per questo, la lirica di Vincenzo Cardarelli si coniuga perfettamente con le ricerche che sto conducendo e ben si addice al presente articolo. Ma non solo per tale motivo la riproduco qui di seguito. Sono versi che non scivolano via senza lasciare un segno, e gli ultimi due - semplicemente, senza utilizzare alcun artificio retorico - sono tra i più belli che io abbia mai incontrato:



I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m’appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l’amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

(Vincenzo Cardarelli, “Passato”)