Notturno
È in questi momenti che rimpiango di non possedere una buona macchina fotografica, in grado di fissare, con dovizia di particolari, i cangianti colori dell’orizzonte e le seducenti movenze della luna, che paiono accennare una nuova, ammaliante danza proprio di fronte ai miei occhi. Ma so che in fondo sarebbe inutile, poiché non costituirebbe che un singolo, isolato istante del loro intenso movimento, ben più durevole benché fugace, malinconico e inebriante, mentre si offrono incondizionatamente allo spirito umano e lo guidano dalla radiosità del giorno ai misteri della notte.
E nel bel mezzo della notte, mentre scrivo queste parole e riguardo questa foto, scattata ieri, mi sovvengono alcuni meravigliosi versi di Cesare Pavese:
La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s'inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.
La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi più puro.
Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.
(Cesare Pavese, “Notturno”)






