martedì 16 ottobre 2007

Notturno


All’imbrunire quella della Barceloneta non sembra la spiaggia di una metropoli. Le luci dei lampioni non hanno ancora l’altera imponenza che tra qualche minuto inizieranno a rivendicare e aspettano, più o meno pazientemente, di poter rimpiazzare il chiarore tiepido e rassicurante di una mite serata autunnale.
È in questi momenti che rimpiango di non possedere una buona macchina fotografica, in grado di fissare, con dovizia di particolari, i cangianti colori dell’orizzonte e le seducenti movenze della luna, che paiono accennare una nuova, ammaliante danza proprio di fronte ai miei occhi. Ma so che in fondo sarebbe inutile, poiché non costituirebbe che un singolo, isolato istante del loro intenso movimento, ben più durevole benché fugace, malinconico e inebriante, mentre si offrono incondizionatamente allo spirito umano e lo guidano dalla radiosità del giorno ai misteri della notte.
E nel bel mezzo della notte, mentre scrivo queste parole e riguardo questa foto, scattata ieri, mi sovvengono alcuni meravigliosi versi di Cesare Pavese:


La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s'inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.

La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi più puro.

Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.

(Cesare Pavese, “Notturno”)

sabato 6 ottobre 2007

Giornata degli animali 6-7 ottobre 2007

Tommy & Pallina


Il 6 e il 7 ottobre 2007 in Italia si celebra la giornata degli animali. Per ulteriori informazioni vi invito a visitare il sito dell’ENPA, Ente Nazionale Protezione Animali.
Molto è stato fatto per scrollarci di dosso certe tradizioni ataviche e disumane, ma molto res
ta ancora da fare, in Italia come in Spagna e in molti altri paesi solitamente definiti civili. Con un intento sufficientemente polemico, vorrei ricordare questa celebre affermazione del Mahatma Gandhi: «La grandezza e il progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali» e, per chi ne capirà il nesso, o anche soltanto per chi saprà godere della meravigliosa prosa lirica di Juan Ramón Jiménez, il primo, celeberrimo capitolo di Platero y yo, nel quale lo scrittore fornisce una dolcissima descrizione dell'asinello Platero:


Platero es pequeño, peludo, suave; tan blando por fuera, que se diría todo de algodón, que no lleva huesos. Sólo los espejos de azabache de sus ojos son duros cual dos escarabajos de cristal negro.
Lo dejo suelto, y se va al prado, y acaricia tibiamente con su hocico, rozándolas apenas, las florecillas rosas, celestes y gualdas... Lo llamo dulcemente: "¿Platero?", y viene a mí con un trotecillo alegre que parece que se ríe, en no sé qué cascabeleo ideal...
Come cuanto le doy. Le gustan las naranjas mandarinas, las uvas moscateles, todas de ámbar, los higos morados, con su cristalina gotita de miel...
Es tierno y mimoso igual que un niño, que una niña...; pero fuerte y seco como de piedra. Cuando paso sobre él los domingos, por las últimas callejas del pueblo, los hombres del campo, vestidos de limpio y despaciosos, se quedan mirándolo:
Tiene acero...
Tiene acero. Acero y plata de luna, al mismo tiempo.

mercoledì 3 ottobre 2007

Codicil d'un poeta



Us llego, amics, senzillament,

els tres quefers humils de sempre:
viure (i menjar) amb decòrum cada dia;
si podeu, endegar cobegança i luxúria;
pensar (creure o dubtar)
en la certesa i les hipòtesis
de la mort de la carn i la vida nova de l’ànima.

No hi ha res més a fer; i ja basta.
La resta és literatura.

(Pere Quart, "Codicil d'un poeta")

Quante, tra le molteplici possibilità di azione concesse all’essere umano, sono effettivamente indispensabili per la nostra esistenza? Quanti di noi si limitano, il più delle volte, a soddisfare i propri bisogni primari, senza cercare di scalfire una quotidianità spesso grigia – come questa giornata barcellonese – e banale, ma tutto sommato confortevole?
Joan Oliver – in arte Pere Quart – le elenca, brevemente, in una deliziosa lirica, concisa ma efficace. Il resto, scrive, è letteratura. Tutto il resto. Ovvero, la libertà, la fantasia, il sogno, la capacità di vivere (non soltanto leggere, o scrivere) una dimensione in più, aprire porte serrate, accorgersi di infinite sfumature, assaggiare frutti proibiti, raggiungere profondità nascoste. Scrivere, leggere e, soprattutto, convertire parole in pensieri, azioni, per superare la limitatezza di un’altrimenti tediosa e irritante realtà.