Professione reporter
Sono tanti i motivi per cui, fra i vari capolavori di Michelangelo Antonioni, questa sera scriverò alcune righe su Professione reporter. Innanzitutto, perché già da tempo avrei voluto parlare di questo film, cercando di esprimere, in poche parole, con quanta maestria il "regista dell'incomunicabilità" fosse riuscito a trattare, tra gli altri, i temi dell'assenza, della fuga, dell'identità, dando prova di saper sfruttare egregiamente le potenzialità comunicative dell'arte cinematografica.
E poi, per l'ineccepibile interpretazione di un laconico Jack Nicholson e il fascino discreto di Maria Schneider, per gli interessanti espedienti narrativi che consentono all'intreccio di aprirsi a molteplici interpretazioni, per la Barcellona di Gaudí, per i voli fittizi e metaforici di cui sono protagonisti i due personaggi principali, l'uno dalla cabina della teleferica che sorvola il porto della città catalana, l'altra dal sedile posteriore della spider che rapidamente li allontana dal proprio passato senza condurli, tuttavia, verso un unico destino.
Infine, per lo straordinario piano sequenza che occupa gli ultimi minuti del film, solo un esempio del talento e della poesia dell'indimenticabile Michelangelo Antonioni:
E poi, per l'ineccepibile interpretazione di un laconico Jack Nicholson e il fascino discreto di Maria Schneider, per gli interessanti espedienti narrativi che consentono all'intreccio di aprirsi a molteplici interpretazioni, per la Barcellona di Gaudí, per i voli fittizi e metaforici di cui sono protagonisti i due personaggi principali, l'uno dalla cabina della teleferica che sorvola il porto della città catalana, l'altra dal sedile posteriore della spider che rapidamente li allontana dal proprio passato senza condurli, tuttavia, verso un unico destino.
Infine, per lo straordinario piano sequenza che occupa gli ultimi minuti del film, solo un esempio del talento e della poesia dell'indimenticabile Michelangelo Antonioni:




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