Per fortuna, a volte, il destino non riesce a diventare despota, e una voce flebile si trasforma in urlo capace di squarciare i moralismi, quelli più beceri, e di raggiungere il sogno. Per una storia pubblica, altre, migliaia o più, si affollano ai margini di una cultura ipocrita e assolutista che nega all’essere umano il diritto primario alla propria vita e alla propria morte, in una assurda pseudo-benevolenza che permette invece, a tanti, di spezzare impunemente vite altrui. Quello che più colpisce, nelle algide parole di coloro che asseriscono di promulgare l’amore per la vita, è la totale assenza di partecipazione emotiva, sia anche e soltanto empatia, libera da dogmi e fanatismi di qualsiasi tipo. “Morire – diceva Piergiorgio Welby – dev’essere come addormentarsi dopo l’amore, stanchi, tranquilli e con quel senso di stupore che pervade ogni cosa”.
È notizia di oggi il conferimento dell’Oscar alla carriera 2007 a Ennio Morricone. Il compositore, che in passato ha ricevuto cinque nomination (per I giorni del cielo, Mission, Gli intoccabili, Bugsy e Malèna) senza mai trionfare, riceverà la meritata statuetta il prossimo 25 febbraio durante la cerimonia di consegna degli Academy Awards. Autore prolifico, dotato di straordinarie attitudini compositive, Ennio Morricone ha composto meravigliose colonne sonore per il cinema e per la tv; tra le più celebri, quella per Nuovo Cinema Paradiso, pellicola che valse l’oscar a Giuseppe Tornatore per il miglior film in lingua straniera. Il nome di Morricone è indissolubilmente legato a quello di Sergio Leone. Indimenticabili le note che accompagnano capolavori come Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto il cattivo (la cosiddetta trilogia del dollaro), l’epico C’era una volta il west e lo struggente C’era una volta in America, film a cui presto, con ogni probabilità, dedicherò qualche riga in questo blog. Nel frattempo godetevi questa superba interpretazione del brano Gabriel’s Oboe tratto dal film Mission:
A proposito di musica e dell’annosa questione dei rifacimenti (le cover, oggi tanto di moda, soprattutto tra chi vive in una costante penuria di idee originali, ma non dimentichiamo che anche gruppi come i Beatles ne hanno fatte parecchie), sono certo che uno dei fattori che conducono alla preferenza di una versione piuttosto che di un’altra è il “primo ascolto”. Mi spiego: nella maggior parte dei casi, è la prima versione che si ascolta a considerare come la più affascinante, e non la prima a essere stata composta. Un primo ascolto che, ovviamente, dovrà suscitare l'attenzione dell'ascoltatore e spingerlo verso delle nuove fruizioni dello stesso motivo. Personalmente, è questo il caso, per esempio, di Roxanne, che preferisco nella versione soft di George Michael piuttosto che in quella dei Police, formazione, tra l’altro, di cui apprezzo vivamente gran parte della produzione. Non così, invece, tanto per citarne uno, con Light My Fire di Will Young, impresentabile rispetto alla mitica ed epica versione dei Doors. Ma se non avessi conosciuto l’originale, l’avrei pensata allo stesso modo?
Ad ogni modo, questa è Mad World di Gary Jules, colonna sonora del film Donnie Darko e cover di un pezzo del 1983 dei Tears for Fears. Una versione, quella di Gary Jules, decisamente più scarna dell’originale – comunque apprezzabile nella sua tipica veste elettro-pop anni ‘80 –, ma piacevolmente sinuosa e sognante, che vi invito a gustare insieme alle immagini del suo incantevole video: